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Uganda – Emergenza medicinali

Uno Tsunami dagli effetti devastanti.
L’origine: l’ordine firmato dal Presidente Donald Trump per il taglio dei fondi agli aiuti per l’estero.
Il 20 Gennaio 2025 l’Uganda ha ricevuto lo “stop-work-order”, l’ordine di interruzione di ogni attività in essere.
La nuova politica estera statunitense, che ha come mantra “America First”, ha di colpo bloccato tutti i programmi sanitari ed educativi in corso, con conseguenze catastrofiche.

L’ospedale Bishop Asili si trova a Luweero, in una zona rurale in cui il numero di contagi da virus HIV rimane ostinatamente alto. I fondi USAID sono stati fondamentali sino ad ora per combattere le malattie infettive e migliorare la salute di mamme e bambini.
Ad esempio, con il progetto statunitense PEPFAR, sono stati dati farmaci antiretrovirali a migliaia di malati sieropositivi.
Il ritiro dei fondi ha come conseguenza la sospensione delle cure, esponendo i malati al rischio di sviluppare farmaco-resistenza e di perdere la vita.
In tutto il paese le persone in cura sono circa 1.400.000, assistite da un totale di 2.051 centri sanitari. Il Bishop Asili è uno di questi ospedali e ne segue oltre 4.900.
Alcuni di questi centri stanno chiudendo, perché non hanno più farmaci e non riescono a pagare il personale. I pazienti che prima facevano riferimento a quelle strutture ora a frotte si riversano sul nostro ospedale. Anche noi siamo stati costretti a sospendere o ad interrompere la collaborazione con alcuni operatori ed ora sperimentiamo lo sconcerto di veder lievitare la spesa per fornire cure a tutti, mentre le risorse vanno esaurendosi. 

Tra le persone più colpite dalla situazione ci sono le donne incinte con HIV. Contavamo sull’aiuto di USAID per mantenerle in salute e prevenire la trasmissione della loro malattia ai bambini. Ora non è più possibile.

Solo in Uganda si calcola che ogni giorno 41 neonati contraggano il virus HIV a causa della nuova situazione. In soli sei mesi, i bambini nati con HIV sono già 3.690. In più ci sono i bambini la cui malattia non viene diagnosticata, causa sospensione dei test HIV. Sono loro a rischiare di più la vita.

E’ stata emessa una sentenza di morte sui bambini e noi, in uno stato di reale emergenza, lavoriamo notte e giorno per contrastare la diffusione del virus.
Giorno e notte suore e medici vengono chiamati da persone disperate che, prima di mettersi in viaggio, vogliono sapere se da noi potranno essere curati. In questa situazione, è difficile conservare un’etica, non rifiutando la cura a nessuno, neanche a coloro che precedentemente erano in carico ad altri.
Resta però il fatto che le scorte si stanno esaurendo ed è difficile approvvigionarsi.

Come accennato prima, a causa del provvedimento Trump siamo stati costretti a sospendere o interrompere la collaborazione con 18 nostri operatori. Questo impatta non solo i servizi per l’AIDS, ma anche tutti gli altri.
Con i fondi USAID venivano, ad esempio, sostenute le campagne di vaccinazione e prevenzione di malaria e TBC e il numero dei decessi crescerà.

Ho scritto quanto stiamo vivendo in ospedale, ma gli effetti della decisione americana si estendono anche al nostro sistema educativo ed ai piani di aiuti alimentari. Che a soffrire maggiormente per questa situazione siano le persone più povere è intuitivo.
Il Governo dovrebbe rivedere il suo budget, per far sì che i risultati ottenuti in questi ultimi anni di riduzione dei tassi di mortalità dei bambini e delle donne in gravidanza non vengano spazzati via per l’attuale situazione.
Sfortunatamente, però, Il nostro paese sta già annaspando a causa degli alti interessi sul debito ed altre voci di spesa altrettanto importanti.
La realtà è che ci troviamo di fronte ad una nuova crisi umanitaria.
Da parte nostra, stiamo cercando di essere resilienti, di continuare a prestare le nostre cure, nonostante il personale ridotto. Vogliamo continuare ad assistere I più fragili e vulnerabili, mantenendo i programmi di cura HIV, fornendo cure mediche urgenti a chi ne necessita.
Per raggiungere questo obiettivo stiamo cercando il sostegno dei rappresentanti delle amministrazioni locali e dei capi-villaggio, perché alcuni servizi siano presi in carico da loro direttamente.
Stiamo ricercando fondi per reggere l’attuale periodo. Soprattutto, stiamo lavorando ai programmi di prevenzione alla salute nei villaggi, promuovendo corretti stili di vita e cure tempestive ai primi sintomi, per ridurre il carico sull’ospedale.

Sr. Ernestina Akulu