Il primo trimestre del progetto per salvare vite in Uganda

Alla fine di giugno 2021 la Fondazione Prosolidar ha finanziato un progetto presentato dall’Ospedale Bishop Asili di Luweero (Uganda) e da Dona Un Sorriso, con lo scopo di ridurre la mortalità, ancora molto elevata, di donne incinte, neonati e bambini del bacino di villaggi che gravitano in quell’area (un po’ meno di un milione di persone). I dati di partenza erano spaventosi: tre madri su 100 morivano di parto o complicazioni post-parto e più di 40 neonati all’anno non sopravvivevano.
Si voleva però migliorare anche altri aspetti della vita di quelle comunità, soprattutto riguardo alla prevenzione, agendo quindi su igiene e profilassi. Il progetto è stato pensato quindi in maniera articolata coprendo vari aspetti.

Dato che i parti problematici erano spesso letali nei villaggi, si è potenziato un servizio di ambulanze per il trasporto in ospedale: due mezzi che precedentemente avevano mobilità ridotta per problemi di approvvigionamento di carburante e difficoltà nel pagare le manutenzioni, hanno potuto essere, grazie ai fondi stanziati, pienamente operativi.

In Ospedale si è provveduto a migliorare l’efficienza degli impianti elettrico e idrico, per evitare blackout o interruzioni della fornitura d’acqua in condizioni normali, ma soprattutto durante operazioni chirurgiche o parti complicati.

Si sono acquistate apparecchiature medicali che hanno migliorato grandemente le possibilità di intervento nei casi critici.

Spesso l’Ospedale, nel passato, si era trovato con gli armadietti dei farmaci sconsolatamente vuoti e non aveva potuto somministrare cure adeguate a chi gli si rivolgeva. Nel trimestre invece i fondi di Prosolidar hanno consentito una fornitura regolare di medicinali, con effetti benefici sia sui casi gravi, che su quelli meno preoccupanti.

La parte educativa ha avuto una grande enfasi. Ne ha beneficiato il personale dell’ospedale (medici, infermiere, ostetriche) che ha finalmente potuto partecipare aicorsi di aggiornamento indispensabili per la loro professione.
Si sono poi individuati nei villaggi i leader di comunità e, coi responsabili di piccoli ambulatori, queste persone, molto influenti sulla loro gente, sono state istruite su aspetti base di pronto soccorso, igiene, profilassi e nutrizione, in modo che potessero poi trasferire a cascata le conoscenze acquisite alle popolazioni dei loro villaggi.

Da ultimo, e non meno importante, l’Ospedale ha anche direttamente spiegato questi concetti alla gente dei villaggi. Si sono raggiunte così direttamente più di 1500 persone. Si pensava che queste sarebbero state tutte donne, ma si è constatato con sorpresa che erano presenti anche quasi 400 mariti.

Sempre nell’ambito della profilassi sono state distribuite zanzariere trattate, presidio essenziale contro la malaria.

Si è fornito supporto a tre giovani madri (attorno ai vent’anni): due che hanno avuto parti molto problematici (in uno il neonato è deceduto, nell’altro caso è stato salvato da una situazione drammatica), una che ha avuto un parto normale, ma soffre di anemia falciforme. Tutte e tre erano state abbandonate dai mariti dopo il parto.

L’Ospedale ha fornito cure e supporto nelle difficili settimane successive al parto e una dotazione di sopravvivenza al loro ritorno nel villaggio 

Per altre madri (10) con patologie che le rendevano particolarmente vulnerabili (1 madre e 4 bambini di queste famiglie soffrono anche loro di anemia falciforme) sono stati attivati dei programmi assicurativi di comunità.

Le cifre che colpiscono in questo primo trimestre e che si spera possano mantenersi o migliorare ancora nei prossimi mesi sono queste:

  • Come si era detto prima, la mortalità delle partorienti era del 3%. Nel trimestre appena passato ne è deceduta 1 su 221 e quindi il dato di mortalità è stato di circa lo 0,4%.
  • In un anno morivano più di 40 neonati. Da circa 10 al trimestre si è passati in questi ultimi tre mesi a 5.

Probabilmente il pronto intervento delle ambulanze e la migliorata operatività dell’Ospedale sono stati la ragione principale di questi grossi miglioramenti.

Si spera poi che gli investimenti in igiene, profilassi, nutrizione, primo intervento tramite corsi, zanzariere, assicurazioni possano ridurre ancora gli indici di mortalità e migliorare le condizioni di vita della popolazione dei villaggi nel lungo periodo.

Un grazie alla Fondazione Prosolidar: il suo contributo ha permesso di attuare questo importante progetto.