Ricordo di Antonio Bottazzi

Padre Antonio Bottazzi ha un posto grande nella storia di Dona un Sorriso. Un suo invito a Roberto Calmi è stato il seme che ha fatto nascere la nostra organizzazione e ha cambiato la vita di tante persone qua in Italia e nei paesi in cui Dona un Sorriso ora opera.

Lo ricordiamo con le parole di addio del suo amico Roberto, il suo ultimo saluto il 13 Aprile 2021. Ad Antonio va la nostra gratitudine.

Caro Antonio,
è arrivato anche questo momento, il momento della morte.
Non capita spesso, ma nella vita una volta sicuramente succede a tutti.
Sì, sei davvero andato, Antonio.
Durante il tuo funerale ricorderò tante cose che abbiamo passato assieme. Tantissime.
Dai giri in bicicletta sulle Dolomiti nel 1958, e poi … dalle lettere che ci scrivevamo io dall’Africa e tu dal Cile.
E poi, le chiacchierate che facevamo quando venivi in Italia in vacanza e mi parlavi del tuo sogno di organizzare un centro per accogliere ragazze e ragazzi calpestati da furie, violenze e profondi oltraggi quasi sempre subiti per opera di altre vittime di altrettante furie, violenze e profondi oltraggi. Sì, ricordo.
Tu sei stato una persona importante della mia vita. Io ho acchiappato al volo la tua proposta, ho capito il tuo entusiasmo e la tua forza e ho accettato il tuo invito a venire il Cile. Era il 1988, trentatrè anni fa, proprio in aprile. Da lì sono nate molte cose.
La tua grande volontà ha vinto ogni ostacolo nonostante i tempi difficili della dittatura. Io ti mandavo i soldi raccolti in maniera informale tra gli amici, e la “tua” Fundación ha così potuto nascere e crescere. Inoltre mi hai contagiato l’amore per il Sudamerica, ideale terreno di coltura per il nascere anche di DONA UN SORRISO, fondata inizialmente per supportare la tua opera.
Ormai la Fundación, dopo diverse traversie, sta andando avanti da sola, con risorse solo cilene, un risultato quasi incredibile. L’ultima volta che sono stato laggiù in quel lontano paese ho rivisto la grande palestra, che all’inizio aveva un’enorme insegna a ricordo degli sforzi che gli amici italiani hanno sostenuto per la sua realizzazione. All’interno di quell’ambiente, grande come un campo di pallacanestro, qualcuno ha disegnato su una parete un tuo ritratto con il tuo nome.
Stai tranquillo che ci penserà poi il tempo a cancellare sia il tuo ritratto che la palestra stessa, ma quello che hai seminato negli strati profondi del sentire di quei ragazzi che là dentro hanno ritrovato la gioia di vivere e di sperare non sarà mai cancellata, perché rimarrà in quelle persone, ormai adulte, nei loro figli e così via.
In bicicletta quasi sempre ti davo la birra, ma questa volta mi hai preceduto tu.
Non so quando, ma presto ti seguirò e farò come hai fatto tu. Gli anni passano così in fretta …
Anch’io ho la mia età. Ho sempre detto che quello che conta non è tanto la lunghezza della vita, quanto l’intensità con cui è stata vissuta. Se me ne vado oggi stesso per me non è un problema, sono contento. Usando le parole del grande poeta cileno Pablo Neruda, anch’io dico: “confieso que he vivido”. Che cosa voglio ancora?
Addio, Antonio, non so se mai ci rivedremo. Tu ti dicevi assolutamente convinto che le asserzioni della Chiesa corrispondessero al vero, io un po’ meno per cui non ho idea di che cosa ci sia dopo la nostra morte.
Lasciamo fare a Dio, lui conosce queste cose e penso che i suoi piani siano ben superiori alle idee, credo un po’ infantili, che ci siamo fatti noi sull’aldilà.
Se mai un giorno passerò sulla strada che da Erba va verso il Ghisallo, credo che mi fermerò a Eupilio, cercherò il convento dei Barnabiti, se esisterà ancora, e verrò a cercare una certa  tomba in cui ci sarà scritto: “Padre Antonio Bottazzi 1938-2021”.
Vai, Antonio, dormi, vola, riposa … i tuoi amici e i ragazzi e le ragazze che hai aiutato ad uscire dall’abisso in cui si trovavano ti pensano.
E ti  pensano in silenzio, per non svegliarti.
Ciao,
Roberto