Il cuore grande di Bangie
Bangie (quello che vedete in foto con due soci di Dona Un Sorriso) è “uno che viene dal Bangladesh”.
Con una frase così, potremmo pensare di aver esaurito le cose importanti da dire su di lui. In effetti, è una frase che ne sottintende molte altre.
Ma Bangie non è “uno che viene dal Bangladesh”. E’ una persona unica, come uniche sono le esperienze che sino ad oggi ha vissuto.
Questo racconto vuole essere un dono al cuore gentile di Bangie, che abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare, grazie all’attività di Dona Un Sorriso a fianco dei rifugiati.
A volte lo sguardo di una persona o le sue espressioni lasciano intuire le grandi fatiche sostenute, le esperienze traumatizzanti vissute. Nel caso di Bangie non è così. Sono stati necessari i suoi racconti per aprire squarci sulla sua vita prima dell’arrivo in Italia.
Bangie si vanta di avere una lunghissima esperienza come imbianchino: il pennello l’ha preso in mano da bambino, quando si è ritrovato ad essere il sostegno di famiglia dopo la morte del padre.
Durante un’alluvione (frequenti in quel Paese), il padre era rimasto a lungo in acqua, per mettere in salvo oltre la sua famiglia anche i vicini e i loro beni. Qualche giorno dopo si è messo a letto con la febbre, poi la situazione è degenerata. Mi sono fatta l’idea che a portarlo via sia stata una polmonite non curata.
Subito dopo il matrimonio, i genitori di Bangie sono emigrati in India, sperando in condizioni migliori di vita. Lì sono rimasti per alcuni anni, vedendo nascere uno dopo l’altro i loro figli. Starci però non era facile, a causa delle discriminazioni subite in quanto rohingya. Da qui la decisione di rientrare nel paese natale. Bangie ricorda molto bene quel viaggio fatto da bambino: a piedi, per chilometri e chilometri, su percorsi accidentati, finché la famiglia è giunta ad un fiume che bisognava attraversare. A Bangie l’acqua arrivava al torace, le sorelle più piccole andavano tenute ben strette per mano, per non farsele portare via dalla forte corrente.
L’acqua è quasi un tema ricorrente nella vita di Bangie: ritorna con la sua grande presenza nel buio di una notte, circondando con le sue onde una barca partita dalla Libia. Tra i suoi passeggeri, Bangie, la sua paura di fronte alla minacciosità del mare e l’incertezza sul futuro.
Che ci faceva sulla barca?
Bangie in Bangladesh aveva trovato moglie ed avuto un figlio, la famiglia si era ulteriormente allargata e c’era bisogno di più denaro. Dietro suggerimento di un conoscente, è emigrato in Libia.
Con il pennello in mano e grazie alla lunga esperienza, non ha faticato a trovare qualcuno che lo assumesse. Ha imbiancato così una villa enorme con tanto di giardino e fontana. Molto più difficile, invece, era venir pagato. Dopo aver chiesto ripetutamente e inutilmente al suo datore di lavoro, Bangie ha giocato la sua ultima carta rivolgendosi alla moglie del libico. “Vedi questa foto? Lui è mio figlio. Se tuo marito non mi paga, cosa mangerà il mio bambino?” “Mi spiace, se hai in mente di far mangiare e studiare tuo figlio, mio marito non è la persona giusta per te. Io però voglio aiutarti. Quello che posso fare è trovarti un posto su una barca per arrivare in Europa”.
Così Bangie è arrivato in Italia, molto lontano dal suo paese, molto solo. La presenza semplice e attenta dei due volontari che l’hanno affiancato ha colmato il suo senso di solitudine.
Siamo sinceri: Bangie ha concluso il suo percorso in Dona Un Sorriso senza arrivare al grado di conoscenza di italiano che avremmo voluto. Ogni tanto ci scherziamo anche su. Lui ne è consapevole, ma ha scelto di privilegiare il lavoro (tanto), pensando alla famiglia.
Ora ha un contratto a tempo indeterminato e, grazie all’interessamento del suo datore di lavoro, ha trovato un appartamento in affitto.
L’abbiamo aiutato a portare valigie e borse. Al momento dei saluti, un po’ di tristezza e qualche lacrima. Non poteva andare diversamente.
Non ce n’è motivo, gli è stato detto: non c’è nulla che termina. Il legame costruito con Bangie è solido e la storia di questa amicizia proseguirà.
Gabriella
