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Dona un Sorriso

Una mimosa per…

Thaina

Mi chiamo Thaina, ho 13 anni e sono arrivata in Repubblica Dominicana da Haiti nel 2019. Non siamo ben visti noi haitiani: quando vado per strada mi insultano dandomi della maledetta: “Maldita haitiana”. Ma che colpa ho io delle mie radici?
Vivo in una baracca nei pressi della discarica di Haina. Mentre mia mamma cerca tra i rifiuti qualcosa che possa ancora servire ed essere venduto per comprare da mangiare, rischiando di ferirsi o di infettarsi con l’immondizia, io accudisco il mio fratellino di un anno: gioco con lui, faccio dei lavoretti e il pomeriggio vado a scuola dove cerco di studiare con profitto.

Sogno di diventare ingegnere, di guadagnare soldi per comprare una casa lontana da questo quartiere, dall’immondizia, dalle persone che girano con il machete, si azzuffano e talvolta si uccidono.
Ho paura di questo luogo, per me e i miei familiari. So che la scuola è la mia unica speranza per non restare intrappolata in questa discarica.

Auguri Thaina. Lotta forte per il tuo sogno.

Claudia

Sono Claudia e quando penso al mio futuro sogno di diventare infermiera, per essere di aiuto alla mia famiglia e alla mia gente.
Sto studiando all’Università di Sacaca sull’altopiano di Potosì, in Bolivia, e vengo dal villaggio di Layupampa. Per raggiungere il mio obiettivo sono indispensabili due cose: il mio impegno e la possibilità di pagare le spese scolastiche. Questo aspetto mi preoccupa.

Le famiglie di qui per la maggior parte vivono di agricoltura, coltivando quel poco che viene su a stento. Il cambiamento climatico sta peggiorando la produttività già scarsa di queste terre e i genitori trovano sempre più difficile dar da mangiare ai figli. La scuola diventa così un lusso, soprattutto se sei donna. Questo vale anche per me. Mio papà è un contadino, mia mamma sta a casa. Ho quattro fratelli, tutti maschi. Se diventassi infermiera, sarei un bell’esempio per la mia famiglia e per gli altri. Per questo per me è così importante.

A Sacaca, capoluogo della regione, ha preso a funzionare da pochissimo, anche con un contributo iniziale di Dona Un Sorriso, una scuola superiore di specializzazione, che mira a fornire, anche tramite borse di studio agli allievi più meritevoli, un’istruzione soprattutto nel campo infermieristico (sono pochissime le strutture sanitarie in una regione costituita da una miriade di villaggi piccoli e lontani l’uno dall’altro) e in quello agricolo (per diffondere tecniche di coltivazione che migliorino la resa di campi, molto poco fertili).

Jenifer

Mi chiamo Nakacwa Jenifer, ho 16 anni e vivo in un piccolo villaggio del distretto di Luweero (Uganda).
Faccio parte del Centro Giovanile del Bishop Asili Hospital e sono diventata un punto di riferimento per le ragazze che lo frequentano (più di un centinaio). Dopo aver seguito alcuni incontri, molto stimolanti, ho deciso di lavorare per mitigare i cambiamenti climatici a livello domestico.

In generale, molte ragazze di qui hanno un basso livello di autostima ed è frequentissimo l’abbandono degli studi tra i 14 e i 19 anni, a causa di gravidanze precoci. Per quanto mi riguarda, sono fortemente determinata a perseguire il sogno che ho: quello di diventare operatore sanitario.
Dato che mia mamma non c’è più, mi prendo cura dei miei fratelli più piccoli e mi occupo della casa. A scuola vado bene e questo lo devo al forte sostegno di mio padre.
Quando nel 2021 è stato avviato il programma del Centro Giovanile, sono stata la prima ragazza ad iscriversi. Pensavo di poter esprimere così il mio spirito di iniziativa e di essere aiutata a concretizzare il mio sogno. A spingermi sono state le difficoltà che ha la gente del mio villaggio ad accedere alle cure mediche e sanitarie, che osservo con sofferenza.
Sono convinta che molte delle malattie che affliggono la mia comunità derivano dall’impatto dei cambiamenti climatici sull’ambiente. Da qui è nato il mio impegno per coinvolgere le ragazze della mia comunità nella lotta contro gli sprechi e l’abbattimento degli alberi, che si concretizza nella preparazione di formelle combustibili ricavate dagli scarti del mais, da utilizzare in alternativa alla legna. Nel tempo libero dopo la scuola, noi ragazze le possiamo preparare. Contribuiremo così al contenimento dei danni al clima e vendendo ad altri le formelle potremo contribuire alle nostre spese scolastiche. Questo è un modo per poter proseguire gli studi ed immaginare per noi un futuro diverso.

Durante i fine settimana, tengo dei corsi alle ragazze della mia età presso l’ospedale Bishop Asili. Ho anche fatto sì che i giovani del mio villaggio avviassero un’associazione per il risparmio ed il prestito. In pratica, si tratta di un’iniziativa per supportare i nostri genitori e migliorare le nostre entrate con la vendita delle formelle.

Credo fermamente che quanto ho appreso nel centro giovanile abbia accresciuto la fiducia in me stessa, ora talmente forte da permettermi di rifiutare matrimoni e gravidanze premature, e che mi abbia dato competenze per uno sviluppo sostenibile della mia comunità.